Come funziona il TFR: tutto quello che devi sapere sulla liquidazione
Aggiornato al 10/04/2026 · Lettura circa 3 min
Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto), comunemente chiamato "liquidazione", è uno degli istituti più importanti del diritto del lavoro italiano. Rappresenta una parte del salario differita nel tempo: matura durante il rapporto di lavoro e viene pagata al momento della cessazione.
Capire come funziona è fondamentale per pianificare il proprio futuro economico, soprattutto in relazione alla previdenza complementare.
Cos'è il TFR e dove si trova nella legge
Il TFR è disciplinato dall'art. 2120 del Codice Civile (per i lavoratori del settore privato). Per ogni anno di servizio matura una quota di TFR pari alla retribuzione annua utile divisa per 13,5.
Esempio: con uno stipendio lordo di €2.000/mese e 13ª mensilità (€26.000 annui), la quota TFR annua è:
€ 26.000 ÷ 13,5 = € 1.926 all'anno (≈ € 160/mese)
Come si rivaluta il TFR ogni anno
Il TFR accantonato in azienda (o all'INPS) viene rivalutato ogni anno del 1,5% + il 75% dell'aumento dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo. In periodi di inflazione bassa, la rivalutazione è attorno all'1,5-2% annuo. In periodi di alta inflazione (come il 2022-2023) può superare il 6-7%.
La rivalutazione è soggetta a un'imposta del 17% (ritenuta d'acconto applicata annualmente).
Dove va il TFR: azienda, INPS o fondo pensione?
Il TFR può finire in tre posti diversi, a seconda delle scelte del lavoratore e delle dimensioni dell'azienda:
1. In azienda (imprese fino a 49 dipendenti)
L'azienda tiene il TFR in bilancio e lo usa come "finanziamento gratuito". Alla cessazione del rapporto è obbligata a pagarlo. Questo è l'opzione predefinita se non si sceglie diversamente.
2. Al Fondo di Tesoreria INPS (imprese con 50+ dipendenti)
Per le aziende con almeno 50 dipendenti, il TFR mantenuto in azienda deve essere versato mensilmente al Fondo di Tesoreria INPS. Il lavoratore poi lo percepisce dall'INPS (tramite l'azienda) alla cessazione. La rivalutazione e la tassazione sono identiche al caso precedente.
3. A un fondo pensione complementare
Il lavoratore può scegliere di destinare il TFR a un fondo pensione (aziendale, di categoria o aperto). In questo caso:
- Il TFR non viene più accantonato in azienda ma versato al fondo
- Il fondo investe il denaro (in azioni, obbligazioni, ecc.) con rendimenti potenzialmente superiori alla rivalutazione INPS
- La tassazione alla liquidazione è del 15%, ridotta dello 0,3% per ogni anno oltre il 15°, fino a un minimo del 9%
- La scelta è irreversibile (non si può tornare a tenerlo in azienda)
La scelta entro 6 mesi dall'assunzione: silenzio-assenso
Entro 6 mesi dall'assunzione (o dalla prima assunzione dopo il 28 aprile 1993), il lavoratore deve decidere dove destinare il TFR. Se non comunica nulla, scatta il silenzio-assenso: il TFR viene automaticamente versato al fondo pensione contrattuale di riferimento (o al Fondo Pensione Residuale INPS se non esiste un fondo di settore).
Questa scelta riguarda solo il TFR futuro: il TFR già maturato al momento della scelta rimane in azienda/INPS.
Come viene tassato il TFR
Il TFR è soggetto a tassazione separata: non confluisce nel reddito imponibile IRPEF dell'anno in cui viene percepito, ma viene tassato con una modalità specifica:
- L'Agenzia delle Entrate calcola un'aliquota media basata sul reddito degli ultimi 5 anni
- Il minimo dell'aliquota applicabile è il 23%
- Il datore di lavoro trattiene una ritenuta d'acconto all'atto del pagamento; l'Agenzia delle Entrate poi effettua il conguaglio definitivo (dopo qualche anno)
Il TFR percepito dal fondo pensione invece viene tassato all'aliquota agevolata del 15%, ridotta di 0,3 punti percentuali per ogni anno di contribuzione oltre il 15°, con un minimo del 9%.
TFR in azienda vs fondo pensione: quale conviene?
Non c'è una risposta universale, ma ecco i fattori da considerare:
| Caratteristica | TFR in azienda | Fondo pensione |
|---|---|---|
| Rendimento | 1,5% + 75% ISTAT (certo) | Variabile (es. 4-7% storico) |
| Tassazione finale | 23-43% (aliquota media redditi) | 9-15% (agevolata) |
| Deducibilità contributi | No | Sì, fino a €5.164/anno |
| Flessibilità | Anticipo una tantum (70%) | Riscatto anticipato (con penali) |
| Rischio | Nessuno | Dipende dal comparto scelto |
In sintesi: per un lavoratore giovane con 20-30 anni di lavoro davanti, il fondo pensione è quasi sempre più conveniente, considerando la tassazione agevolata e i rendimenti storicamente superiori alla rivalutazione INPS. Per chi ha pochi anni al pensionamento, la certezza del TFR in azienda può essere preferibile.
Come leggere il TFR in busta paga
Nella sezione "Rate" o "Progressivi" della busta paga trovi:
- Quota TFR del mese: la quota maturata nel mese corrente
- TFR versato al fondo: se hai scelto il fondo pensione, la parte versata
- Fondo TFR al 31/12: il totale accantonato dall'inizio dell'anno
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